Spedizione merce negli e-commerce: 3 consigli utili

La spedizione è ormai diventata una parte fondamentale del successo di un e-commerce. Uno dei vantaggi degli acquisti online è proprio la possibilità di ricevere direttamente a casa il proprio prodotto, per questo è importante che il servizio di logistica e spedizione funzioni al meglio.
Inoltre  marketplace come Amazon hanno innalzato ancor più le aspettative dei consumatori in termini di spedizione e adeguarsi a questi standard non è sempre semplice.

Ecco allora alcuni consigli per fronteggiare al meglio la concorrenza:

1. Offrire consegne veloci
Le consegne veloci sono un elemento determinante nella scelta di un e-commerce. I consumatori desiderano sempre più che i loro acquisti arrivino rapidamente e sono continuamente attratti da offerte di spedizione di 1 o 2 giorni o addirittura entro 24 ore, come ad esempio garantisce Amazon su alcuni acquisti.

Le aspettative per la velocità di spedizione stanno rapidamente cambiando e i rivenditori dovrebbero adeguarsi, adattando i loro servizi di spedizione. Una soluzione potrebbe essere affidarsi a fornitori e distributori esterni che, disponendo di tecnologie più evolute, possono garantire un processo di consegna più preciso, puntuale e veloce.Offrire opzioni di spedizione rapidi è sicuramente un servizio sempre più apprezzato, ancor più se offerto gratuitamente o comunque a basso costo.

2. Spedire da o verso il proprio store
Per alcuni e-commerce può essere estremamente vantaggioso offrire un servizio di spedizione e ricezione merce nel proprio negozio.
In questo modo i clienti possono quindi ritirare la merce direttamente nello store e senza spese di spedizione. Con il vantaggio di potersi recare in negozio quando si preferisce e con la certezza di trovare l’articolo ordinato.

Di solito in questi casi i tempi di consegna sono di circa 24 ore. Il cliente ordina il prodotto e dal giorno successivo lo può quindi ritirare.
Un e-commerce che voglia offrire un servizio di questo tipo deve avere la certezza che i prodotti siano disponibili in base alle richieste dei clienti, sia in negozio sia online. E richiede pertanto un’organizzazione logistica efficiente e puntuale.

3. Affidarsi a servizi outsourcing
Le attività di outsourcing relative alle spedizioni potrebbero sembrare un costo inutile, soprattutto per gli e-commerce appena avviati. Tuttavia, rivolgersi ad aziende esterne, specializzate nelle spedizioni, può essere la soluzione ideale per garantire al cliente servizi moderni e in grado di rispondere a qualsiasi esigenza.

Per gli e-commerce si tratta anche di un modo per ridurre l’impiego di tempo e risorse da impiegare nelle pratiche di spedizione.Inoltre, con un servizio di spedizione online esterno, gli ecommerce  possono ottenere l’assistenza di un team di supporto dedicato, con tariffe scontate, stampa immediata di etichette, velocità di consegna e altri vantaggi.
Certo, l’outosourcing ha un costo ma i vantaggi sono numerosi.

 

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Al vaglio nuove imposte UE sulle vendite online: le prime reazioni

nuove imposte UEL’Unione Europea sta valutando l’introduzione di nuove imposte UE da applicare sulle vendite online. In particolare si sta studiando una normativa fiscale sull’IVA, che imporrebbe così il pagamento dell’IVA anche da parte di colossi come Amazon.
Se la normativa dovesse entrare in vigore, tutte le aziende che vendono all’estero generando un giro d’affari complessivo ai 10 mila euro saranno obbligate ad applicare su ogni vendita al di fuori dell’UE l’IVA del proprio paese.

Per ora si tratta solo di una proposta ma si sono già scatenate reazioni contrastanti. Una delle più forti è quella proveniente da eBay che ha lanciato sul web una petizione contro le nuove direttive. Secondo eBay, che non occupandosi di vendite dirette non sarebbe comunque soggetta ad alcuna imposta, le proposte dell’Unione Europea andrebbero a penalizzare le piccole aziende e di conseguenza i consumatori.

eBay, ritiene che imporre l’IVA alle aziende che ricavano dalle vendite online all’estero più di  10mila euro, significa colpire le realtà più piccole, che faticosamente resistono alla concorrenza dei grandi colossi online. Questo le indurrebbe a prendere provvedimenti per sopravvivere alla concorrenza, generando una serie di conseguenze negative.Le piccole aziende potrebbero infatti scegliere di aumentare i prezzi, per colmare le nuove tassazioni. Oppure potrebbero decidere di limitare le vendite all’estero, rallentando così la loro crescita e la diffusione dell’e-commerce. E riducendo anche la possibilità di scelta dei consumatori.

Il testo della petizione di eBay è molto chiaro:
“Noi sottoscritti, chiediamo all’Unione Europea di rivedere i propri propositi di riforma dell’IVA e di adottare le seguenti misure a protezione delle piccole imprese e dei consumatori europei:

  • Rinunciare all’introduzione di nuove imposte sulle vendite in area UE e sostenere le piccole imprese europee favorendo soglie IVA più elevate e armonizzate per le vendite a distanza.
  • Contribuire a contenere i prezzi mantenendo le attuali norme per le importazioni di valore esiguo da paesi non UE.
  • Ridurre il peso della burocrazia introducendo un database di riferimento per le piccole imprese europee, che faciliti loro l’individuazione dell’aliquota IVA corretta per i singoli prodotti nei vari paesi.”

C’è chi però la pensa in maniera opposta.
È il caso ad esempio del Movimento Consumatori che invita gli utenti a non firmare la petizione di eBay. Secondo l’MC, eBay farebbe leva sul sentimento dei consumatori, rappresentandoli come vittime di questa nuova riforma.

In realtà, sempre per il Movimento Consumatori, le proposte dell’UE andrebbero ad inserirsi in un quadro ben più ampio, volto ad eliminare le disparità che esistono tra aziende tradizionali ed e-commerce. Imporre l’IVA a chi vende all’estero online, significherebbe quindi adottare una tassazione adeguata anche per i colossi del web.

Al momento comunque la proposta UE è ancora in fase di studio e il dibattito è aperto.

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e-commerce B2B: come muovere i primi passi

Sempre più aziende B2B (ovvero business to business) stanno iniziando a vendere online, una forma di commercio di solito utilizzata dalle realtà B2C, quelle cioè che si rivolgono direttamente al consumatore finale.
La digitalizzazione, infatti, non solo ha cambiato il modo in cui le aziende vendono i loro prodotti e servizi ai clienti, ma anche il modo in cui le aziende vendono ad altre aziende.
Ecco allora che l’industria B2B si sta adeguando al cambiamento, ispirandosi alle esperienze di successo dell’industria B2C.

Non è però solo una questione di innovazione tecnologica ma anche di mentalità. Soprattutto all’estero, nei paese dove gli e-commerce crescono a livelli superiori rispetto all’Italia, anche le aziende iniziano ad essere abituate a compravendite simili alle dinamiche di Amazon: veloci, semplici, con prodotti recensiti, assistenza h24 e gestibili totalmente online.

Nascono così sempre più e-commerce B2B che, come per i “cugini” B2B devono confrontarsi ogni giorno con una concorrenza molto agguerrita.
Come sopravvivere? Intanto avvalendosi di una piattaforma avanzata, rapida e semplice da utilizzare. Poi garantendo un servizio impeccabile, a livello di costumer service, gestione ordini e logistica.
Però, prima di pianificare tutto questo, è bene porsi alcune domande, in modo da aver ben chiaro il proprio business e le esigenze della potenziale clientela.

Chi vuole aprire un e-commerce B2B deve quindi:

- Conoscere i propri clienti
Sapendo quali sono le loro esigenze e priorità si potrà quindi offrire un servizio su misura che renda la loro esperienza di acquisto online ottimale.

- Analizzare la concorrenza
Bisogna studiare il contesto, esaminando gli e-commerce B2B dei concorrenti per vedere come sono strutturati, come lavorano, quali aspetti potrebbero essere migliorati e quali sono i loro punti di forza. Solo così si potrà pianificare un servizio che riproponga gli aspetti positivi dei competitor e che ne colmi le lacune.

- Elaborare un business plan dettagliato
Prima di lanciare l’e-commerce B2B bisogna pianificare ogni singolo aspetto nei dettagli. Si devono conoscere i propri obiettivi, prevedere strategie di lancio, identificare il target, delineare i mercati che si vuole raggiungere (e prevedere quindi siti multilingua, studiare la normativa vigente ecc…), elaborare un budget, definire tempistiche precise… L’elenco potrebbe continuare a lungo ma quello che deve essere chiaro è che l’improvvisazione non ripaga: il business plan deve prevedere tutti gli aspetti dell’attività che si sta per avviare.

- Investire sul personale
Significa avvalersi solo di risorse competenti e preparate e investire sulla loro formazione, indispensabile per garantire un servizio di qualità.

- Apportare continue migliorie
Il lavoro non finisce con la messa online dell’e-commerce B2B. Anzi, questo non è che l’inizio!
Il sito deve essere continuamente monitorato. Bisogna avere la capacità di prevedere, adeguarsi, anticipare e analizzare le esigenze del mercato in modo da apportare le corrette modifiche per reggere la concorrenza e anche l’evoluzione tecnologica.

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