La pubblicità su Facebook non fuziona, parola di General Motors

Advertising-FacebookMa la pubblicità su Facebook funziona? Annunci, inserzioni, pagine aziendali: un macrocosmo di marketing con cui tutte le imprese si trovano, presto o tardi, a fare i conti. Ma da alcune rilevanti voci si cominciano a raccogliere giudizi non proprio entusiastici circa la reale efficacia della pubblicità sul social network più famoso del mondo.

“GM has pulled its $10 million advertising campaign from Facebook. Why? The ads didn’t work.”: è questo l’inequivocabile commento postato su Twitter da Dennis K. Bergman, della General Motors, che ha deciso di bloccare il proprio investimento di $10 milioni annui perché non soddisfatta delle performance delle campagne pubblicitarie su Facebook.

E’ ormai nota la querelle tra detrattori e sostenitori della pubblicità sul social network: i primi sostengono che, mentre sui motori di ricerca si compiono spesso azioni volte a cercare un prodotto o un servizio – e quindi un annuncio pubblicitario rilevante può essere complementare se non addirittura di grande aiuto all’utente – nei social si va per discutere, parlare con amici, rilassarsi, scherzare – e quindi la pubblicità, almeno nelle sue forme online più tradizionali, viene vista come fastidiosa e interruttiva.

Ma non tutti la pensano in questo modo: sull’altro fronte c’è, invece, chi sostiene che la pubblicità su Facebook permetta di scendere a un livello di dettaglio molto più profondo di quello di Google, e quindi è da preferire soprattutto quando si punta ad un target più preciso e ristretto, nonostante Google faccia ancora la parte del leone nel territorio della raccolta pubblicitaria.

Sicuramente la GM ha riscontrato risultati poco soddisfacenti nelle campagne Facebook, ma occorre precisare che 10 milioni di dollari annui – cifra che a noi sembra molto consistente – sono in realtà irrisori sia per GM (che spende in pubblicità 1,8 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti) che per Facebook (che lo scorso anno ha registrato 3,7 miliardi di revenue).

In altre parole, la cifra non impatta significativamente sui budget di nessuna delle 2 aziende, ma colpisce l’immaginario di risparmiatori e piccoli azionisti, che magari stavano pensando di comprare le azioni di Facebook fra qualche giorno – e ora sono un po’ più dubbiosi sul futuro della compagnia.

E lo scetticismo alla General Motors sembra non essere un caso isolato, ma pare avere un seguito anche in altre anziende, che non sono più certe che Facebook sia il miglior posto a cui destinare i budget dedicati al social marketing. Ma altrettanto convinta e sarcastica appare la risposta di Ford, pubblicata su Twitter: “E’ solo una questione di esecuzione. I nostri annunci pubblicitari su Facebook sono efficaci quando vengono strategicamente combinati a contenuti coinvolgenti e all’innovazione”.

Anche gli annunci pubblicitari devono dare un valore aggiunto all’utente, ricordando che Facebook non è sicuramente uno strumento performante come un motore di ricerca in termini di vendita diretta, ma è certamente un ottimo strumento per fare branding e parlare/interagire con i propri prospect o presunti tali. Non solo su Facebook, ma ovunque conterà sempre di più la creatività, l’innovazione, il sapere colpire e coinvolgere. Più il web sarà “social” e più queste qualità saranno indispensabili e determinanti.

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