Multicanalità multimediale: stampa ed internet come cani e gatti?

Anche il mondo della stampa vive il paradosso ed il contrasto che ogni azienda ha nel rapporto con la propria organizzazione quando emergono i conflitti di canale. L’editoria non è immune alla contrapposizione tra il canale tradizionale, rappresentato dalla carta stampata e quello digitale, in cui sono riposte le speranze future.

Editoria online e tradizionale a confrontoLo sviluppo di Internet si ripercuote infatti sia sulle scelte dei lettori che sui canali distributivi in quanto, aumentando le informazioni a disposizione dei lettori e rendendole accessibili a tutti, fa si che chiunque ne possa usufruire.
L’evoluzione dei canali distributivi, con l’avvento di Internet, è stata peculiare per il raggiungimento di una completa diversificazione dell’offerta editoriale e per il compimento di un salto culturale, auspicato da tempo, che ha portato alla nascita dei contenuti digitali. Con tale termine si racchiude l’insieme di prodotti, canali distributivi, modalità produttive e tecniche di marketing che consentono di erogare news e di gestire le relazioni con il lettore senza che questi abbia il contatto fisico con l’edicola. Esaminando l’impatto che Internet ha avuto sul comportamento dei lettori è stato messo in evidenza come non solo siano cambiate le scelte di fruizione del prodotto ma anche l’approccio psicologico ad esso. Immutato sembra invece essere l’approccio che la corporazione dei giornalisti ha con l’avvento della multicanalità ed il web.

Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, nonchè crocevia e salotto buono dell’imprenditoria, ha scritto nei giorni scorsi una accorata  lettera  ai propri giornalisti sul futuro della loro professione e della testata.

Con grande pacatezza e lungimiranza, ma altrettanta determinazione, De Bortoli sottolinea ai propri redattori quanto sia fragile ed obsoleto un mondo di regole consolidate quando i giornali si stampavano con il piombo.

La odierna realtà, ma soprattutto il prossimo futuro, vedranno sempre più lettori utilizzare diversi canali per attingere alle notizie.

Tuttavia, la categoria dei giornalisti, non ha adeguato il proprio modo di lavorare e l’impianto normativo e di privilegi che caratterizza la categoria.

Se la maggior parte dei giornalisti oggi contrappone la carta stampata al web , la TV alla web TV, il tema centrale per l’informazione è invece la qualità e la  multicanalità.

Se riflettiamo sulle modalità di fruizione delle informazioni ci accorgiamo che oramai sono diversi i canali su cui le news vengono diffuse. Abbiamo la carta stampata, i contenuti digitali che si possono consultare sulle pagine web, sui tablet, sui cellulari e smart phone, sul pc od a strumenti di digital signage per arrivare alla realtà aumentata. Nel campo televisivo a fianco della TV tradizionalista ci sono i canali digitali, tematici, web Tv, idem per le radio.

La proliferazione dei canali di diffusione pone l’accento sulla qualità dei contenuti e sulla realizzazione degli stessi, in un contesto di multicanalità, in cui il prodotto deve mantenere agli occhi di chi lo consuma il medesimo standard di qualità. Paradossalmente i giornalisti rinunciano alla centralità della loro professione: La maggior parte di essi è arroccata su una posizione a difesa dei privilegi e dello status acquisito in un momento in cui tutto questo castello di regole può sgretolarsi da un momento all’altro con il fragore di un terremoto, che modificherà per sempre l’esistente. Questo significa che in molte redazioni i giornalisti lavorano o per la carta stampata oppure per il canale digitale, ed i contenuti del singolo giornalista non possono essere utilizzati dall’editore per i diversi canali di erogazione, se non a fronte di pagamenti di indennità, premi od altri privilegi. Di fatto all’interno dei giornali esistono due redazioni, quella tradizionale e quella digitale, che pur stando sotto lo stesso tetto rappresentano due mondi. La redazione di serie A e quella di serie B, una visione che alimenta rancori, rivendicazioni per una corporazione che si interroga e si arrovella sul proprio futuro, non rendendosi conto che la qualità dei contenuti che produce e la sua diffusione su tutti i possibili canali di erogazione è l’unica vera alternativa di sopravvivenza e di futuro. Peraltro la libertà di stampa e di opinione potranno solo essere garantite se si sarà individuato un modello organizzativo ed economico tale da mantenere la qualità dei contenuti.

Dal canto loro gli editori, che si trovano a gestire la più esplosiva rivoluzione del settore dall’invenzione della carta stampata, dimostrano di voler seguire le tendenze dei propri lettori con investimenti di tutto rispetto, basati su business plan e progetti interattivi, che in termini di risultati economici debbono ancora esprimere ricavi e margini consistenti  per poter sopperire al calo della parte tradizionale.

L’invito ai giornalisti ed agli editori è di trovare un comune tavolo di discussione in cui gettare le basi per definire l’impianto normativo ed il modello organizzativo atto ad affrontare e gestire le profonde trasformazioni che già stiamo vivendo.

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