Made in Italy: conviene vendere online i prodotti “nostrani”?

Made-In-Italy-EcommerceLa ricerca di nuovi sbocchi è, per tutte le aziende, una delle istanze più urgenti e sentite: la crisi del nostro Paese, che ha minato tutti i settori dell’economia, pone i commercianti di fronte all’incombente esigenza di trovare nuovi canali di vendita per diffondere i prodotti del made in Italy non solo in circuiti nazionali, ma anche e soprattutto internazionali. A saperla ottimizzare e sfruttare, la strada dell’e-commerce offre un’ottima prospettiva alle aziende e quelle che stanno sfruttando questo canale possono dirsi soddisfatte. In particolare – secondo dati diffusi dall’Osservatorio del Politecnico di Milano – alcuni trainanti settori del made in Italy quali l’abbigliamento (+43%) e il turismo (+28%) hanno conosciuto tassi di crescita importanti proprio nel canale online. Crescita confermate di anno in anno.

I web shopper in Italia, però, sono meno che altri paesi (5 milioni) e comprano poco rispetto ad esempio a inglesi, tedeschi, francesi. Infatti la percentuale delle vendite transitanti dal canale e-commerce è in Italia inferiore rispetto ad altri paesi europei. I motivi, l’abbiamo più volte ripetuto, sono sicuramente legati alla diffidenza degli utenti verso i metodi di pagamento online, anche se – bisogna constatare – le frodi online sono a livello bassissimo (sotto lo 0,2%) e sono in calo grazie ai meccanismi di sicurezza sempre più sofisticati e a circuiti di pagamento ultrasicuri come ad esempio PayPal. Inoltre sono disponibili anche meccanismi di pagamento più tradizionali e sicuri come ad esempio il bonifico, con successivo fax di conferma. Altro freno per i web shopper italiani è la propensione a un contatto “fisico” con il prodotto: questo è sicuramente vero per i prodotti di lusso personalizzati – quelli che si comprano una tantum – che si debbono assolutamente provare per non buttare via i soldi, è molto meno vero per i prodotti di uso corrente. Altrimenti non si spiega il successo di siti di aste online come E-bay che ogni anno conosce un vero boom. La cosa che più importa è fornire prodotti con un rapporto prezzo/qualità vantaggioso. E con il web è possibile, perché non ci sono i costi di struttura (personale, locali, ecc).

Come uscire da questo impasse? Secondo i ricercatori del Politecnico, la situazione e-commerce in Italia si trova in una sorta di “circolo vizioso”, per il quale vi sono pochi web shopper in quanto l’offerta online è insufficiente e nel contempo le aziende e gli operatori del commercio sono restii ad andare online perché ritengono la domanda ancora immatura e numericamente non significativa. I dati, però, non sono scoraggianti, tutt’altro: i prodotti venduti online verso i mercati esteri da parte dell’e-commerce italiano sono in crescita, soprattutto nei settori più qualificanti del made in Italy (abbigliamento, turismo e, in minor misura, agro-alimentare). L’export dell’e-commerce italiano pesa per circa il 13-14% sul totale ed è in crescita costante.

I grandi brand del made in Italy ma soprattutto le tante PMI che hanno prodotti di qualità a prezzi competitivi hanno un grande potenziale di sviluppo con l’e-commerce.L’importante è affidarsi ad operatori qualificati che non si limitino a fornire la piattaforma tecnologica per vendere online, ma che riescano ad accompagnare l’azienda dall’inizio di questo processo sino alla fine, occupandosi di tutti gli aspetti di un e-commerce, dalle analisi preliminari di fattibilità, fino all’elaborazione di un business plan completo. Dalla realizzazione del sito di vendita online, fino alla sua promozione online nei mercati nazionali ed internazionali. E che – se serve – sia in grado di farsi carico anche della gestione. Dal rapporto con il cliente, alla fatturazione, ai pagamenti, fin alla gestione degli insoluti.

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