Le aste eBay sono già storia: 4 venditori su 5 sono negozi

Cambiamenti-Ebay-ItaliaEbay cambia pelle e diventa sempre più un sito vetrina” che permette a piccole e medie imprese di affacciarsi sul mondo dell’e-commerce. Nato come vero e proprio sito d’aste fra privati, Ebay si sta trasformando sempre più in un negozio tradizionale che ingloba al suo interno altri negozi, come un vero e proprio centro commerciale.
Un campo che in qualche modo si sovrappone a quello del grande rivale Amazon, e che è che presidiato, a Oriente, dal cinese Alibaba.

Da una recente intervista a Claudio Raimondi, da pochi mesi responsabile per l’Italia della multinazionale americana, emergono le ragioni che hanno condotto a questo cambiamento: oggi l’80% delle vendite su eBay sono fatte da venditori professionisti che vendono prodotti a prezzo fisso mentre le aste che un tempo facevano da padrone non rappresentano più la parte principale.
Cresce di pari passo una nuova strategia di vendita, basata sull’”ispirazione“, ovvero condurre il cliente che naviga sul sito senza uno scopo preciso a trovare l’oggetto che incontri i suoi desideri: per questo motivo sono nate le “collezioni“, delle vetrine cirtuali create dai venditori o da utenti privati, influencer, blogger, celebrità, in cui si trovano raccolti oggetti in vendita su eBay. Si tratta di un’operazione di content curation fatta dagli utenti, in crowdsourcing.

E se in Italia la consegna immediata si fa ancora attendere, negli Stati Uniti è già in auge il programma eBay Now che permette di consegnare i prodotti in circa due ore in diverse città, appoggiandosi su una rete di negozi di venditori convenzionati; stesso discorso vale per il Regno Unito, in cui la partnership tra eBay e Argos permete di consegnare la merce immediatamente in più di trecento punti.

Ma come impattano le grandi piattaforme quali eBay sulle piccole e medie aziende? Che tipo di effetto ha sui piccoli negozi? Secondo Raimondi, l’ecommerce in Italia sta generando occupazione e aiutando le piccole e medie aziende a barcamenarsi in un periodo difficile. Basti pensare che dall’anno scorso l’export italiano su eBay è aumentato del 20%. “Il negozio di Sulmona o la commerciante di Messina che prima poteva vendere solo nel proprio territorio, ora può raggiungere 400 milioni di persone in tutto il mondo. Oggi l’e-commerce italiano vale il 3% ma ci sono margini ampi di miglioramento; in altri paesi vale il dieci, il dodici per cento. In ogni caso, non esiste un mercato di e-commerce in Europa che cresca tanto velocemente quanto quello italiano“, commenta Raimondi.

E se anche i social network si stanno attrezzando per lanciarsi nel mondo dell’eCommerce, il Responsabile italiano non sembra intimorito dall’eventuale competizione.
“Del cosiddetto “social e-commerce” si parla da tanto, ma a oggi nessuno ha ancora capito come farlo rendere. I social rimangono principalmente una fonte di intrattenimento e dialogo. Se però gli operatori che lei cita dovessero lanciare qualcosa del genere in Italia, per noi sarebbe senz’altro un fatto positivo. Con un mercato che cresce a un ritmo così impetuoso, la fatica di essere il più grosso sito di e-commerce italiano è che porti sulle spalle gran parte del peso dello sviluppo del mercato. Più operatori ci sono ad accelerare questa crescita, più ci sono benefici per tutti”.

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