LA SOSTENIBILITÀ NELLA FILIERA DELLA MODA | Intervista a Luca Sburlati

2 Mag 2020 | E-commerce

Lodovico Marenco

Buongiorno, siamo con il dr Luca Sburlati, Amministratore Delegato del Gruppo Pattern, una società molto particolare e peculiare perché realizza l’intero ciclo progettuale e produttivo nel settore dell’abbigliamento. In sostanza, realizza collezioni chiavi in mano.
Buongiorno Luca.

Luca Sburlati

Buongiorno a te Lodovico, buongiorno a tutti.

Lodovico Marenco

Direi che sei la persona adatta perché sei al centro del sistema, nel senso che voi vi occupate dello sviluppo dell’intero ciclo di realizzazione delle collezioni chiavi in mano. La moda che uno, è un perno dell’economia italiana soprattutto sull’export ed, in secondo luogo, la moda ha la peculiarità di preparare le collezioni sei mesi prima. Che cosa sta succedendo nel vostro mondo?

Luca Sburlati

Allora, intanto rinnovo i saluti a tutti quanti ed anche a te e ti ringrazio per l’invito. Sostanzialmente noi facciamo quello che tu hai accennato all’inizio e poi arriverò a rispondere alla tua domanda. Cioè, in pratica, facciamo tutto ciò che non è design e vendita e quindi ci poniamo nel mondo del lusso come i partner per eccellenza per le grandi maison internazionali che hanno bisogno che qualcuno che, insieme a loro, sviluppi prima la parte progettuale di ingegneria, il così detto “carta modello, il primo prototipo, il capo campione, il capo sfilata” e poi che ne realizzi e ne gestisca le produzioni, in particolare produzioni per collezioni e sfilate che sono su numeri piccoli, quindi tipicamente vengono svolte in Italia.
Quindi noi siamo un po’ il trait d’union tra quello che è il loro ufficio design all’inizio e quelle che saranno poi le loro capacità straordinarie di vendita sui vari canali distributivi che hanno.
Ecco, noi quindi siamo specializzati in quest’area. La nostra azienda ha tre anime: una che è la più antica, la Pattern stessa, di Torino, fondata da Franco Martorella e Fulvio Botto ormai una ventina di anni fa; un’anima che abbiamo acquisito tre anni fa che era la leader nel mondo dell’abbigliamento sempre sulla parte di progettazione a Spello, si chiama Roscini, ed infine una nuova acquisizione che abbiamo appena fatto con l’inserimento di una terza azienda che è leader invece nel mondo della maglieria. Abbigliamento classico su tessuti fermi e maglieria sono due mondi distinti anche come supply chain.
E quindi, oggi, siamo probabilmente l’unico piccolo gruppo italiano che è in grado di progettare, prototipare e produrre tre tipologie di capi diversi, tutto il segmento donna, tutto il segmento uomo, incluso l’underwear e il segmento maglieria. Questo per i brands di lusso.
Che cosa sta succedendo? Sta succedendo quello che vediamo tutti. Diciamo che oggi sta succedendo che il Governo non ha ancora deciso di riaprire le aziende e l’impatto chiaramente sarà grave perché noi è come se, dice qualcuno, “seminassimo il grano a novembre”. Abbiamo dei problemi. O se andassimo a fare delle attività che poi non ci possono dare nei prossimi mesi il sostentamento.
Come dicevi tu, la moda ha un periodo che può anche essere superiore ai sei mesi, dal momento in cui parte la prima progettazione al momento in cui si va in fase di esposizione e poi al momento in cui si va in negozio, e quindi è chiaro che, se oggi non piantiamo, avremo delle problematiche domani. E questo vuol dire probabilmente che non soltanto il COVID-19 non ci aiuterà ma anche il fatto che non si riesca in qualche misura a ripristinare la filiera, a partire da chi, ad esempio, deve fare il filo o i tessuti, fino a chi deve progettare e prototipare, questo è chiaro che sarà una valanga, uno tsunami, che vedremo nei prossimi mesi e di cui oggi non ci stiamo minimamente rendendo conto. E quindi non è solo un problema di carattere sanitario ma anche un problema di gestione della supply chain in maniera organica ed intelligente. Quindi, quello che sto suggerendo in questi giorni, è esattamente questo.

Lodovico Marenco

Ok, questo è chiaro, grazie della spiegazione. Il problema di fondo è che i produttori, i commercianti, il mondo retail, di fatto, la stagione primavera/estate non l’hanno ancora toccata quindi hanno tutta la merce nei negozi o i produttori hanno già prodotto tutto e quindi cosa si farà di tutto ciò?

Luca Sburlati

Allora, immaginiamoci che, quando parliamo di moda, parliamo sempre, almeno, di tre stagioni: una che è in progettazione, una che è in produzione ed una che è in negozio. Quindi le complicazioni e gli interventi che si fanno oggi hanno un impatto immediato per la merce che c’è in negozio quindi, come dicevi tu giustamente, i retailer sono chiusi e praticamente non hanno ancora toccato i box del prodotto arrivato e, quando riapriranno tra dieci giorni, quindici giorni, venti giorni, ci sarà un enorme problema: uno, il cliente probabilmente non entrerà tanto e due ci sarà il tema della sanificazione del prodotto. Cioè, chiunque indossi qualcosa poi, ad un certo punto, probabilmente, il negozio dovrà sanificarlo. Come si fa?
Grande punto interrogativo. L’online supporta abbastanza? No.
Secondo tema: il tema delle produzioni che sono, adesso, in produzione per il prossimo autunno/inverno, cioè quelle che andranno in negozio da agosto, settembre, ottobre. Ecco, che volumi avranno? I volumi sicuramente saranno inferiori a quelli che erano prospettati.
Terzo tema: chi deve progettare oggi che cosa progetta avendo le fabbriche ed i tessuti chiuse? E quindi c’è poi un effetto boomerang, un effetto a medio termine ed un effetto immediato sui negozi.
Ecco, certamente le risposte non le abbiamo ancora ma ci possono essere molte opportunità così come ci sono certamente enormi rischi. Chiaramente, come dice qualcuno, va riprogettato e ripensato tutto il sistema di valore del flusso. Io ho delle mire personali, se vuoi ne parliamo dopo.

Lodovico Marenco

Si, a tal proposito, “re” Giorgio Armani ha proprio dichiarato, peraltro riprendendo un concetto a lui caro, perché non è un concetto di questi giorni e che ha sempre esternato, che “il lusso deve essere venduto e proposto con la stagione in corso”. Invece, da un po’ di tempo, il lusso segue un po’, grazie alle richieste dei buyers, i metodi del fast fashion. Tu condividi questa affermazione e che tipo di idee hai, visto che mi anticipavi un tuo pensiero in merito?

Luca Sburlati

Guarda io la condivido fortemente, cioè noi che siamo in mezzo tra chi progetta, chi vende e il negozio, abbiamo avuto negli ultimi anni uno squeeze dei tempi. Immaginatevi anche che cosa ha significato anche fare il see now, buy now cioè la sfilata ed il giorno stesso della sfilata avere i capi in negozio. Bene, tutto questo meccanismo io credo abbia generato un avvitamento che, se non ci fosse stata questa tragedia del Coronavirus ci sarebbe stato comunque un problema di mercato che sarebbe arrivato probabilmente da qualche altra origine. Vi faccio un esempio molto banale così ti spiego bene anche che cosa ho in mente: immaginatevi le sfilate sono tra fine settembre ed inizio ottobre, tra Milano e Parigi che sono quelle sull’ambito donna. Alcuni clienti vogliono dopo due mesi, tre mesi, avere i capi in negozio. Ci rendiamo conto di quali sono i tempi di approvvigionamento dei tessuti più belli, che sono tipicamente tessuti italiani, e poi i tempi di approvvigionamento e di produzione del prodotto stesso? E’ evidente che probabilmente c’è anche un problema di qualità perché se non lasci riposare il tessuto, se non l’hai prodotto per bene, etc. ed anche di stress della catena di fornitura.
La mia idea è molto semplice, ne ho già parlato anche pubblicamente da un paio di anni: io credo che ci debbano essere solo due momenti moda nell’arco dell’anno, importanti, un po’ come il salone del mobile per cui si è trovata questa formula: fare cose molto simili ma una per uomo e donna a gennaio, per quanto riguarda la fall/winter ed una a luglio, sempre uomo/donna per quanto riguarda la spring/summer. Questo permetterebbe di avere tempi legati all’andamento classico sia della catena di fornitura che della catena produttiva e permetterebbe probabilmente anche di poter lavorare meglio sul vero valore. Io credo che ci siano pochi marchi che oggi, ad un certo punto, danno un prodotto che sia… ce n’è uno francese molto importante che è identificato con il vero lusso, che diano vero valore nel tempo del prodotto che fanno. Quasi un all seasons, quasi un prodotto che tramandi di padre in figlio. Certamente la customizzazione, il fatto di avere sempre di più la ricerca del prodotto ed il tema della sostenibilità di cui parliamo magari dopo, Lodovico, io credo che questi tre temi messi insieme anche ad un modo di presentare le cose in maniera un po’ più “umana” saranno necessari.

Lodovico Marenco

Ecco, su questo volevo chiederti un chiarimento. Tu pensi quindi, anche sostanzialmente, un approccio ed un arrivo sul mercato dei prodotti scadenziato, quindi un concetto di collezione che inevitabilmente si trasformerà?

Luca Sburlati

Allora, io penso, prima di tutto che ci potrebbe essere un concetto molto differenziato rispetto ad oggi dove siamo soverchiati dalle Capsule, dalle pre-collezioni, dalle varie uscite. Io penso che ci possano essere due grandi momenti e poi uno può anche decidere che il prodotto lo diluisce nell’arco dell’anno, non necessariamente esce in negozio tutto allo stesso tempo. Ma anche molto più vicino a quella che è la stagionalità: sono perfettamente d’accordo che avere a luglio i prodotti invernali e a dicembre, a Saint Moritz, in boutique i prodotti estivi sia un po’ un controsenso… c’è poi un altro enorme tema, che secondo me va anche chiarito in una gamma più premium evidentemente ma anche nella gamma lusso, cioè quali possono essere i ruoli della parte saldi e della parte di vendita online: io credo che, anche in questo senso, vadano fatti dei ragionamenti molto attenti perché il rischio è che, diciamo così, wholesale e retail subiscano poi dei veri freni in un momento già non facile.

Lodovico Marenco

A questo sicuro. Senti, mi hai anticipato perché voi, come Pattern, avete un percorso da anni molto chiaro: investimento in tecnologia, risorse umane e sostenibilità. Quindi ricerca di certificazioni, quotazioni in borsa secondo determinati criteri… diciamo che siete, nel panorama, un’azienda che ha sicuramente anticipato molto rispetto ad altri.

Luca Sburlati

Si guarda, allora, Franco e Fulvio, che sono i fondatori, nel loro DNA hanno sempre avuto l’idea di avere i migliori uomini, in particolare quelli che sono rari. Noi abbiamo due professionalità rare in Italia in questo ambito che sono quelle del modellista, che ormai è un vero e proprio ingegnere che lavora su software evoluti, e quella della sarta prototipista che quindi con le sue mani sa fare tutto il capo. Quando sono arrivato io abbiamo messo insieme a queste competenze una terza che era quella sostenibilità. Siamo stati i primi in Italia a certificarci SA 8000 cioè ad avere i laboratori certificati da un punto di vista di Social Accountability quindi come lavora la gente e qual è il loro status lavorativo, nostro e della filiera; abbiamo lavorato su un bilancio di sostenibilità che mettiamo dal 2015 quindi, oltre al solito bilancio economico finanziario abbiamo un bilancio di sostenibilità dal 2015; abbiamo fatto una prima Capsule di prodotto che si chiamava Na2rale, un prodotto assolutamente Bio registrato italiano, e da quello abbiamo poi derivato un nostro marchio che si chiama Esemplare che ha gli stessi principi che presenta a Pitti ogni stagione, ed infine, direi la cosa più bella di tutte, è che siamo l’unica azienda, adesso ne è entrata una seconda, ad essere stati ammessi a partecipare […] delle Nazioni Unite sull’abbigliamento e questo è da una parte molto bello e dall’altra parte fa un po’ pensare perché non c’è nessun grande marchio italiano che vi partecipi. Ovviamente per parteciparvi devi avere la capacità di essere compliant rispetto ad una serie di standards ed avere un progetto ben chiaro dove ci sono investimenti, opportunità di miglioramento e dove c’è, a tendere, il diventare, obiettivo che noi ci siamo dati per il 2022, completamente […] Ecco, questo per noi è stato motivo di vanto. Poi hai citato un altro elemento che è di natura più finanziaria ma che ci ha anche obbligato ad una serie di scelte di chiarezza perché andare in Borsa vuol dire essere anche più trasparenti con tutti, che è stata la quotazione che abbiamo fatto l’anno scorso alla IMA a Milano, un’esperienza magnifica che ci ha dato grande capacità anche di gestione sul mercato e opportunità di poter poi fare le acquisizioni. Questa cosa si è poi completata, ovvero la ciliegina sulla torta, è stata che siamo una delle poche aziende nell’ambito del lusso ad avere un rating ESG che è un rating di natura finanziaria che va però a certificare il fatto che l’azienda abbia una serie di strumentazioni , di monitoraggi, di misurazioni, di piani di miglioramento sulla parte di sostenibilità, tutta la sostenibilità, da quella economico finanziaria fino a quella chiaramente legata alla gestione, per esempio, dell’energia, dell’efficienza della supply chain e della social accountability. E questa è stata proprio una cosa recentissima, di pochissime settimane fa.

Lodovico Marenco

Bene, complimenti. Detto questo, l’impressione è che la parola sostenibilità nel mondo della moda sia più un claim che un modo di essere.

Luca Sburlati

Si, diciamo, Lodovico, assolutamente si. C’è stato molto greenwashing. Cioè chi veramente fa le cose seriamente fa investimenti oggi. Io penso che i primi investimenti che noi abbiamo fatto nel 2012 siano i migliori investimenti che la nostra azienda abbia fatto negli ultimi 10 anni. Oggi fare investimenti significa comunque credere che quando fai le cose non le fai solo su una capsula ma le fai in toto su tutto quello che vai a produrre e a progettare o gestire. Non è semplice, bisogna ripensare alle basi, alla gestione della propria azienda, ma si può assolutamente fare.

Lodovico Marenco

Ok, e per il ritorno alla normalità, alla ripartenza, io vedo dalle interviste che faccio, dalla sensazione che c’è, un enorme ritorno ai valori etici principali. Cioè i grandi leaders stanno insistendo sui valori aziendali e quindi sui valori che rappresentano le mission dell’azienda e che riflettono a volte le figure degli imprenditori, vedi un caso come Armani. Tu come la vedi la ripartenza?

Luca Sburlati

Allora guarda, io penso che noi dobbiamo pensare che vivremo in una situazione diversa da tutte quelle che ci sono state fino ad oggi e questa situazione sarà una situazione di nuovo equilibrio. Qualcuno, la scorsa settimana mi ha chiesto come vedo la ripresa. io ho detto “la vedo estrema” e quando dico estrema vuol dire che la vedo sia positivamente che negativamente estrema. Bisognerà vedere quale di questi due estremi prevarrà. Perché chiaramente ci sono problemi di tipo sociale molto forte, probabilmente un problema di tipo economico molto forte ma dall’altra parte si sono liberate energie super positive. Ti faccio un esempio banalissimo: noi lunedì presenteremo un prodotto innovativo. Quando lo abbiamo immaginato abbiamo provato a rispondere se riuscivamo a fare un prodotto innovativo, di altissima gamma a disposizione della comunità a prezzi più bassi delle produzioni fatte in Cina. Ok? Quindi alta gamma, Made in Italy 100%, potenziale farlo in Italia. Cambiando il paradigma ci siamo riusciti e lunedì lo lanceremo. Ora, non posso citare cos’è perché è un’azienda quotata eccetera, eccetera quindi può avere un impatto, però si può fare. E chiaramente devi ripensare al paradigma. Se pensi di fare come prima e di fare solo un po’ meno sei morto.

Lodovico Marenco

Questo sicuro, anzi, la moda ha sempre seguito e, a volte, anticipato i tempi e le rivoluzioni, Se pensiamo alla minigonna, all’eskimo, ai jeans, alle sneakers, all’utilizzo delle tute in casa e non per attività sportive.

Luca Sburlati

Esattamente. Esattamente questo, quindi noi per le prossime stagioni vestiremo in modo un po’ diverso ed utilizzeremo degli apparati o degli accessori diversi ed è evidente che questo sarà necessario, sarà per un periodo ma poi ci porterà probabilmente dietro altri condizionamenti. Diciamo che ha fatto bene a tutti, me compreso, questo periodo di stop per ripensare ai temi che dicevi tu all’inizio cioè i temi valoriali, i temi di innovazione, il tema del pensiero divergente perché solo così noi italiani possiamo fare la differenza e abbiamo ancora delle filiere complete, tra cui questa. Perderla sarebbe veramente da babbei. Ed è chiaro che in questo momento io ho spagnoli, francesi e tedeschi che sono aperti e quindi ho uno svantaggio competitivo rispetto agli altri.

Lodovico Marenco

Ho capito. E senti una cosa, come vedi il Made in Italy e tutta la moda, fashion, abbigliamento, calzature, rispetto al resto del mondo?

Luca Sburlati

Allora, noi abbiamo ancora la fortuna di avere una filiera completa: questa è la nostra grande fortuna. Purtroppo, non abbiamo più… i grandi players non sono più nostri. Cioè, se noi pensiamo alla grandezza media di un marchio italiano che vale, diciamo i due tre marchi più grandi sono tra i 2 e i 3 miliari di fatturato, e pensiamo […] o anche solo al Gruppo Capri parliamo di colossi che sono anche 10 volte più grandi, no? Quindi abbiamo un tema di aggregazione. Che nel piccolo è quello che abbiamo cercato di fare noi. Noi siamo molto più piccoli ma abbiamo cercato di mettere insieme le migliori competenze perché l’unione, in questo caso, fa davvero la forza. E quindi vedo, nella parte di filiera, la necessità di mettersi insieme e di continuare a farlo, non in maniera prevaricante ma in maniera costruttiva, e quindi mettere insieme le migliori realtà, non so, della parte dei tessuti, piuttosto che della parte filati piuttosto che della parte tecnici, piuttosto che della parte nostra. Ma mi piacerebbe anche tanto che ci fosse dall’altra parte la capacità di creare un player di livello veramente mondiale. Io credo che succederà come nell’auto fra 10 anni, 15 anni. Cioè nel lusso ci saranno tre, quattro grandi conglomerati, punto. Barriere all’entrata enormi, perchè per entrare devi avere un sacco di soldi, punti vendita tuoi, perché ormai i negozi multimarca non esistono più, e devi avere la capacità di spesa perché fare pubblicità su un giornale magari non si fa più ma online si fa e tu sai meglio di me, perché sei un esperto di questo, quanto costi. Quindi, o sei veramente forte e potente ed hai economie di scala o rischi di scomparire anche se sei un player rilevante ed importante.

Lodovico Marenco

Si, l’online, purtroppo per la moda, non sta in questo momento supportando sostanzialmente perché il mercato non consuma. In altri settori merceologici c’è un’impennata impressionante.

Luca Sburlati

Io credo ci sia un altro tema che poi può essere superato dal reso ma comunque c’è ancora la, il contatto e alcuni prodotti sono molto difficili da scegliere online: un paio di scarpe no ma chiaramente, se parliamo di un capo outerwear è molto difficile, o un capo da sera o altri capi che chiaramente oggi non consumi perché sei a casa chiuso.

Lodovico Marenco

Quello sicuro. Secondo me comunque ci sarà un processo che integrerà i canali cogliendo il meglio di ciascun canale. Quindi l’online si porterà dal diritto di reso alla velocità, alla consegna a casa quindi da una parte condizioni normative migliori rispetto al retail, mentre i 5 sensi rimarranno sempre nel negozio, irrimediabilmente.

Luca Sburlati

Esattamente, quindi dipenderà anche molto dal prodotto, per esempio, io penso che nelle tre categorie, la categoria che avrà, nei prossimi mesi, diciamo un impatto minore sarà quella della maglieria di lusso, parlo del mio ambito che conosco meglio, certamente sarà più difficile comprare un capo complesso o un capo da sera che non hai più l’occasione d’uso, perlomeno nei prossimi mesi.

Lodovico Marenco

Certo. Tu pensi che l’uscita dal Coronavirus che inevitabilmente, come hai giustamente sottolineato, ha un impatto economico non indifferente, riesca a portare le persone che sono alla ricerca di lavori e di possibilità ed opportunità, a rivalutare il lavoro artigianato e quindi ricrearequel le filiere produttive che pian piano sono svanite?

Luca Sburlati

Io lo spero ma spero una cosa. Siccome parte della filiera ce l’abbiamo perché ci sono giovani che hanno voglia di tornare a fare quei mestieri della tradizione, noi perché ci siamo organizzati etc. li troviamo già, ma io so di tanti nostri colleghi che hanno magari aziende più piccole della nostra sul territorio italiano che fanno molta fatica a trovare una ragazza che magari voglia partire a imparare a fare la sarta, piuttosto che la modellista, piuttosto che la tagliatrice. Io credo che sia una enorme opportunità e tra l’altro un mestiere che ormai unisce due caratteristiche che sono poi quelle della nostra azienda: artigianato e tecnologia, qualsiasi mestiere tu faccia. Quindi la sarta non cuce più solo con la macchina tradizionale ma scuce anche a ultrasuoni e non fa più solo una fase ma fa tutto il capo completo; piuttosto che la modellista lavora con software di ingegneria veri e propri, due dimensioni e ormai anche tre dimensioni quindi…io sto parlando di mestieri della tradizione nostra che possono diventare veramente mestieri di grande interesse. Credo che ci sarà qualcuno che inizierà a venire a bussare alle nostre aziende, spero, ma credo che sarà anche un po’ un problema di fame.

Lodovico Marenco

Mah, se la fame in qualche modo può aiutare, ben venga. L’importante è offrire le opportunità.
Senti Luca, io ti ringrazio e ti lascio alle tue occupazioni. Un grosso in bocca al lupo per il lancio, a questo punto, del nuovo prodotto lunedì, scopriremo di cosa si tratterà e direi che è ben augurale per la ripartenza

Luca Sburlati

Va bene, va bene, con quelle caratteristiche che ho detto. Grazie a te!

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